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lunedì 29 dicembre 2014

Non andrò più al cinema

Uno dei buoni propositi dell'anno nuovo? Più che altro una promessa che in realtà mi auguro di infrangere, perchè nasce da un malcontento che è culminato fino ad esplodere questa mattina e che spero possa non ripetersi più.
Ma andiamo con ordine, e se avete voglia leggete questa mia ultima esperienza con i cinema, in particolare il cinema UCI di Ancona.

26 dicembre.
Dopo il pranzo di Santo Stefano, mi organizzo con degli amici per andare al cinema a vedere un filmetto. Non lo facevo da anni, e quindi mi piaceva l'idea di trascorrere la seconda festa di Natale dentro una sala, anche consapevole delle eventuali seccature di una proiezione delle 17:00.

Tanti spettatori, e soprattutto tanta maleducazione dietro l'angolo, per me che ormai sono stra-abituato alla tranquillità della visione dentro le mura domestiche.
Pensate che faccia tristezza? Eh, che noia infatti, non avere nessuno si alza passandoti di fronte e non senti quello spiacevole odore di pop corn che tu non hai preso perchè 1) costano un botto e 2) ti distraggono dalla visione.

Ma comunque "chissenefrega" ho pensato, e mi son detto anche "non ci vado mai al cinema, godiamocela questa giornata".

Anche perchè saremmo andati a vedere Big Hero 6, un film che era perfettamente nelle mie corde.

mercoledì 17 dicembre 2014

Un film sui Cavalieri dello Zodiaco... COSA?

L'ho visto pochi minuti fa, quindi sto scrivendo questo post a botta calda. Sinceramente non so che pensare. Sul serio, non lo dico tanto per dire: non so se essere felice, sgomento, amareggiato... davvero non lo so. Voglio scrivere questo post così come viene, proprio per capire bene quello che provo.

Ma prima, una cosa importante: vedetevi il trailer qua sotto e poi ne parliamo.



Lo avete visto? Bravi.
Soprattutto se siete di una certa età e siete cresciuti con i Cavalieri di Athena, è innegabile che qualche brivido lungo la schiena si avverta.
Un trailer ben confezionato, spettacolare intriso di quell'energia che solo i giovani guerrieri creati da Masami Kurumada sanno infondere.

"Non ci credo che lo hanno fatto davvero!" è stata la primissima frase di senso compiuto che mi è balenata in testa nell'apprendere una notizia che annunciava che il sogno che avevo da bambino si era finalmente avverato: "Pegasus e gli altri al cinema e in carne ed ossa!"

venerdì 31 ottobre 2014

Dove sono i Comics di Lucca?

E' un po' di tempo che non vado al Lucca Comics and Games.
L'ultima edizione alla quale ho partecipato è stata quella del 2012, una tirata dalle 4 del mattino fino a mezzanotte del sabato, tramite un pullman organizzato da un gruppo di appassionati.
Dopo quella volta non sono più riuscito a replicare, un po' per mancanza di amici più stretti che mi affiancassero in questa piccola avventura, e un po' per non voler perdere una notte di sonno, pratica che ultimamente non posso più tanto permettermi, visti i postumi poco piacevoli.

Anche se sono 2 anni che non frequento fiere di questo tipo, o perlomeno di questa dimensione (sono stato poche settimane fa ad una fiera a pochi chilometri da casa, ma non è il caso di considerarla), c'è un argomento di cui vorrei parlarvi.

lunedì 24 giugno 2013

The Last of Us

Vorrei iniziare con una riflessione: chi alla mia età continua a giocare ai videogames penso che sia una persona fortunata. Ma non tanto per il semplice fatto di aver portato così tanto a lungo un passatempo che contribuisce a tenere vivo il cervello, ma soprattutto perchè abbiamo vissuto un'evoluzione che ha portato questo media fornire delle esperienze sempre più ricche di contenuti e di grande coinvolgimento. Non ho mai nascosto il mio amore per determinate saghe, che hanno saputo darmi delle emozioni sempre in linea con la mia crescità e la mia maturità.

Quando scorrevano di fronte a me i titoli di coda di "The Last of Us" non ho potuto non pensare al 1986 del fumetto, periodo in cui albi come "Watchmen" e "Il Ritorno del Cavaliere Oscuro" hanno creato un punto di rottura col passato, e iniziando di fatto il periodo della Dark Age, dove i supereroi sono arricchiti di sfumature più complesse, più oscure, e più elaborate. Quella decostruzione dell'animo super-umano che ha dato spessore a degli eroi altrimenti frivoli e monodimensionali.

venerdì 19 aprile 2013

Giocare con la morte


Mi rendo conto che intitolare un post in questo modo possa suggerire contenuti macabri o particolarmente profondi.
La morte è sempre un argomento difficile da trattare, proprio perchè ci si scontra su punti di vista differenti ed è facile cadere nel banale. Ma non è di "morte" nel senso quotidiano che intendo parlare, ma di morte nei videogames. Anzi, di uno in particolare.

Tempo fa iniziai Dark Souls su Xbox 360, per poi abbandonarlo e ricominciarlo su PS3.
Perchè questo cambio di piattaforma? Presto detto... per poter utilizzare la componente online del gioco, molto particolare e di grande aiuto. Infatti ci permette di aiutare o essere aiutati da altri giocatori, grazie ai quali possiamo progredire più rapidamente nella crescita del nostro alter ego e sconfiggere i nemici più coriacei.

venerdì 8 febbraio 2013

Il signor F e il momento sportivo

Mi considero un appassionato di videogiochi a fasi alterne: passo momenti di puro epicismo, dove gioco a titoloni di grosso calibro, spesso quelle kill application che da sole giustificano l'acquisto di una determinata console. E' successo con Playstation 2, giocandomi Devil May Cry e Metal Gear Solid 3. E' accadatuto con Xbox con Halo e Fable. Con Xbox360 per Gears of War. Oppure su Nintendo DS, con il professor Layton.
Recentemente la storia di è ripetuta con Playstation 3, con la trilogia di Uncharted.
Ed ho elencato, seppure in maniera incompleta, solo le esclusive, tralasciando i titoli multipiattaforma (Assassin's Creed, Mass Effect, Fallout, Dead Space e via dicendo...). Come potete immaginare insomma, ho cercato di recuperare titoli importanti, in maniera anche piuttosto onnivora, perchè fondamentalmente a me piace conoscere il parco titoli di una console.

Tuttavia... ho iniziato l'argomento parlando di fasi alterne. Perchè a questa fase ricchissima di colpi di scena, trame mozzafiato e momenti indimenticabili si alterna... il MOMENTO SPORTIVO!

lunedì 20 agosto 2012

Il signor F e i quadri difficili

Oggi vi voglio raccontare una storiella. Una specie di favola.
Direi di partire presentando il protagonista della nostra favola, che chiameremo il signor "F".

Il signor F era un giovane colorista.
Gli piaceva molto disegnare, ma quello che più lo divertiva era colorare i disegni degli altri piuttosto che i propri. Lo riempiva di orgoglio dare vita a quelle immagini incomplete, lavorando sui volumi, sulle luce e sulle ombre, e riempire di colore quello che prima era in bianco e nero.
Il signor F per colorare usava il computer. Tanto che spesso molti sottovalutavano il suo lavoro, convinti che il computer facesse quasi tutto da solo e che quindi lui non si sforzava poi molto per ottenere quei vivaci e divertenti risultati.
Ma lui sapeva che in realtà di lavoro ce n'era molto e si dispiaceva che nessuno si sforzasse di capirlo.

lunedì 30 luglio 2012

Due parole su Assassin's Creed... anzi quattro!

Ieri ho terminato Assassin's Creed Revelations: neanche un anno fa sono diventato possessore di una Xbox 360 e da quel momento, piano piano, ho recuperato le mie lacune videoludiche finendo diversi giochi, certamente quelli più importanti, tra cui la saga di Assassin's Creed. Vista la prossima uscita del terzo (e speriamo conclusivo) episodio della serie, vi dico un po' le mie impressioni su questi titoli.

Se non li avete giocati non preoccupatevi: non intendo fare alcuno spoiler riguardo alla trama, ma solo dare un giudizio generico sul gioco nudo e crudo.

Inizierei col dire che Assassin's Creed è una saga estremamente interessante. Come Mass Effect, appartiene unicamente a questa generazione di console, e come il titolo Bioware ha ricevuto parecchio spazio da parte dei media, tanto che già da un po' è partita una serie di mostre che si tengono in diverse città d'Italia, alcune tappe proprio nelle città di Firenze e Roma, che hanno fatto da sfondo alle vicende.

martedì 10 aprile 2012

Grazie, comandante Shepard!


Ieri ho finito Mass Effect. No, non il terzo episodio, l'immagine non deve distrarvi.
Parlo del primo, esclusiva Xbox360.
Che gioco... affascinante, profondo... e per nulla scontato.
Quasi un anno fa completavo il secondo capitolo su PS3 prestatami da Fabio.
Certo, giocarseli nell'ordine inverso porta a notare di più alcune incertezze del primo, anche se, a parer mio, sono abbastanza diversi da fornire due esperienze differenti.

Lasciando da parte la modalità con cui mi sono goduto una delle saghe più rappresentative di questa generazione di console, non posso fare a meno di fare una riflessione.
Riflessione scaturita nel momento in cui vidi, nel TG5 delle 20:00, uno degli ultimi servizi che mostrava le immagini di una bambina che giocava con un modellino di caccia spaziale in un campo di girasoli. Vedere le immagini di uno dei trailer di Mass Effect 3 (secondo me quello più suggestivo) accompagnato da un commento che parlava del capitano Shepard con l'adeguata padronanza dell'argomento è stato un fulmine a ciel sereno (in senso buono). E quindi ecco subito dopo scorrere altre immagini di altri videogiochi (Assassin's Creed per citarne uno), esaltando questa sempre maggiore affinità con il mondo del cinema, sia come contenuti che come standard qualitativi.

domenica 2 ottobre 2011

Fallout

Sapete che cos'è un fallout?

Lo confesso: pur sapendo che aveva a che fare con la radioattività non avevo una precisa idea del significato.
Dicesi fallout nucleare (o anche ricaduta radioattiva) la ricaduta del materiale radioattivo quale cenere e pulviscolo a seguito di un esplosione nucleare.

Cito direttamente da Wikipedia:

La ricaduta del materiale nella zona dell'esplosione (fallout primario) inizia entro pochi minuti con i detriti e le polveri più pesanti; il materiale più fine scagliato in aria viene trasportato dal vento e inizia a ricadere da una a due ore dopo (fallout secondario). La coda del fallout secondario può allungarsi per decine di chilometri per le esplosioni più potenti; in genere il materiale radioattivo continua a cadere per un tempo che va da sei a trenta ore. La forma e la lunghezza della coda del fallout secondario dipendono molto dall'andamento dei venti negli strati superiori dell'atmosfera. Se i venti cambiano direzione con la quota, la coda può assumere una forma curva.

I primi materiali a ricadere sono anche i più radioattivi: la pericolosità del materiale in ricaduta è massima all'inizio del fallout e si attenua col tempo man mano che decadono gli isotopi radioattivi con emivita più breve. Dopo circa 48 ore il livello di radioattività dei materiali raggiunge un valore stabile e smette di diminuire. Gli eventuali sopravvissuti devono quindi abbandonare la zona sottovento all'esplosione il più rapidamente possibile, o altrimenti cercare subito un rifugio, possibilmente un bunker sotterraneo, in cui trascorrere almeno i successivi due giorni.


Interessante, vero? E' bello ogni tanto imparare cose nuove, anche se non di immediata utilità... però non guasta di certo.

martedì 30 agosto 2011

Essere (o non essere) su internet oggi...

Da un po' di tempo mi frulla in testa un certo pensiero.

Possiedo una connessione internet da più di 10 anni, sono passato dal malefico modem da 56k fino all'ADSL flat. Posso dire di aver assistito a parecchi mutamenti di internet nel corso di questi anni.
Una volta se avevi una squallida pagina web eri considerato "avanti" per la gente, ora se non hai un profilo facebook non sei nessuno. Perchè diamine, chiunque ha un profilo Facebook!

Adesso non essere sulla rete sembra metterti in 2 categorie: "vecchio sfigato" o "virtuoso che sa rinuciare ai beni materiali". O forse anche una terza, ovvero "non me ne frega nulla".
Ma a prescindere dai discorsi di insiemistica, c'è un altro argomento che mi desta particolare interesse (oltre che preoccupazione) che può essere riassunto in una domanda:

Ma chi pubblica cose su internet è realmente consapevole di quello che sta facendo?

domenica 19 giugno 2011

Ordine!

Oggi ho messo un po' di ordine nella mia stanza.
Nello specifico, ho cercato di organizzare meglio gli spazi del mio scaffale-libreria per fare posto a cose nuove senza dover per forza buttare via cose vecchie. Già, perchè io non butto via niente, a parte qualche cartaccia senza significato e una gomma pane ammuffita.

Rovistare tra le proprie cose ha un lato negativo e uno positivo: quello negativo è che è una gran rottura e dopo poco senti la polvere che ti riempe le narici e ti costringe agli starnuti-a-raffica. Quello positivo è che guardando nelle cose più vecchie è un po' come scavare negli angoli remoti del proprio inconscio. "Non avevi parlato di un lato positivo?" potrebbe dirmi qualcuno.
Si, lo so, effettivamente esplorare l'inconscio è un'operazione non sempre bella, dato che tutti noi abbiamo brutti ricordi che vogliamo lasciare la dove sono. Ed anche se non sappiamo ciò che potremmo trovare, l'animo umano tende di natura ad evitare di imboccare strade che non conosce... insomma, tutto questo "lato positivo" pochi ce lo vedono.

martedì 31 agosto 2010

Go Nagai: ovvero il primo amore che non si scorda mai


Reduce dalla 27esima mostra mercato del fumetto di Falconara Marittima, tra le cose che mi sono portato a casa c'erano i primi 3 volumi targati d/books di Z Mazinger. Erano in uno scatolone, relegati sotto ad un tavolo, probabilmente per mancanza di spazio, e venivano venduti (o svenduti?) a 1 € l'uno.

Si, avete capito bene: volumetti della d/books, a prezzo di copertina di 4,90 €, a meno di un quinto del prezzo.
Avrei potuto abbandonarli la?
Proprio io che di di Go Nagai ho fatto la mia icona e l'ho portato addirittura alla mia tesi di laurea nel 2002?

Ovviamente no...

giovedì 26 agosto 2010

Ma ancora usi la pellicola???

E' una domanda che ogni tanto mi sento fare, quando mi vedono andare in giro con la mia Nikon F80. Domanda giustificata dal fatto che ormai oggi, se si vede un bestione nero che scatta foto, inevitabilmente si pensa che sia digitale. In questi giorni che ho rispolverato il mio piccolo hobby mi è tornata un po' in mente.

Acquistai la mia reflex nel 2005, contestualmente al mio lavoro presso un laboratorio fotografico. Complice quindi il fatto di osservarla ogni giorno in quella vetrina, e complice un collega più esperto che me la fece "sentire" facendomela impugnare. Mi consigliò anche che, nel caso l'avessi presa, di non prendere il kit con l'ottica in dotazione, ma prendere un zoom 28-105 nella sezione "usati".
Forse, se avessi atteso qualche mese (o addirittura un anno) avrei preso una reflex digitale.

Una scelta in primis dettata dal periodo.
Nel 2005 il prezzo delle reflex digitali era proibitivo e solo qualche mese più tardi (intorno a Natale mi sembra) iniziarono ad uscire le prime entry-level abbordabili.
Ora come ora, se avessi ottime disponibilità economiche, confesso che una reflex digitale me la prenderei. Quindi ora vado avanti con quello che ho anche per una scelta di denaro, non recito la parte dell'incrollabile romanticone. Sarebbe semplicemente una spesa inutile.

lunedì 14 giugno 2010

A spasso con... NDS o PSP?


Nel giro di qualche mese (parliamo di un periodo compreso tra ottobre 2009 e giugno 2010) mi sono capitate 2 occasioni allettanti che mi hanno portato ad acquistare, nell'ordine, la Sony PSP e il Nintendo DSi. La prima usata da Blockbuster, il secondo in forte sottocosto da Expert.

Come il relativo colore della scocca, le 2 console sono nera e bianca, positivo e negativo, le 2 facce della stessa medaglia. Da un lato la potenza grafica e tecnica della PSP, l'aspetto e il design puramente hardcore. Dall'altro la squisita eleganza del DSi, essenziale e raffinato. Anche dal punto di vista del divertimento che offrono le 2 console sono complementari: i titoli di punta sono molto ben realizzati e non sono in alcun modo paragonabili.

Dopo un po' di gioco voglio darvi la mia personalissima impressione.
La PSP l'ho trovata fantastica dal punto di vista multimediale: ascoltare musica o vederci un film sono attività godibilissime, soprattutto nel secondo caso le dimensioni ridotte non influenzano la visione. Giocarci è uno spasso, anche se dopo un po' si accusano un po' di doloretti.
Il DSi invece sembra offrire un appagamento in più dal punto di vista della giocabilità. Giocare con lo stilo è davvero intuitivo e piacevole, difficilmente si riesce a smettere.

La gran parte dei titoli della PSP sono delle conversioni (o capitoli inediti) di titoli già presenti sulle console da casa. Seppure la portatile SONY sia molto potente, non arriva ad eguagliare certo la PS3 o la XBOX360. Ne deriva il fatto che giochi come Assassin's Creed, che fanno del comparto tecnico uno dei maggiori punti di pregio, ne vengano inevitabilmente penalizzati. Con questo non intendo dire che siano dei brutti giochi, ma semplicemente delle versioni ridotte dei corrispettivi casalinghi.
Il diverso approccio della Nintendo al divertimento portatile da frutti migliori secondo me. Il DSi è una console per giocare. E' una console per divertirsi. Questa filosofia si avverte fortemente quando si ha tra le mani la portatile Nintendo. Anche per via la particolare natura del sistema di controllo (e del doppio display), molti giochi sono creati appositamente per la console, l'esperienza che offre il DSi diventa quindi unica.
Quello che mi piace della filosofia Nintendo è anche la grande attenzione alle periferiche di gioco, e quindi alla possibilità che il videogiocatore giochi in modo diverso. La stessa Wii ha introdotto queste innovazioni, che piano piano molti copieranno.

Se mi chiedete quale delle due preferisco... beh, è davvero dura decidere, e forse è per questo che se non detestate una delle due tipologie di gioco, ma siete, come me, dei "videogiocatori della domenica", ve le consiglierei entrambe!

...ma il DSi è più bello... :-)

mercoledì 19 maggio 2010

Elogio di UP


Questa estate uscirà l'ultimo film della Pixar, Toy Story 3, ma mi è tornato alla mente il precedente film, UP. Forse sarà stato sentire la colonna sonora di Michael Giacchino.

In genere attraverso le immagini pubblicitarie o i trailers ci si fa un idea del film che si andrà a vedere al cinema, si inizia ad ipotizzare la trama e gli eventi, ma ricordo che prima di vederlo sapevo molto poco sul film. Forse ho visto un trailer, ma non avevo un idea precisa di che parlasse. Tanto per fare un esempio, intuivo di più la trama di Ratatouille, prima di vederlo.

Non ho idea di quanto piansi la prima volta che lo vidi, e della meraviglia che provai di fronte ad un film d'animazione di una bellezza sconvolgente. Nonostante poi avessi visto tutti i precedenti film Pixar ed essendo quindi carico di aspettative.

Adesso ci ripenso, a mente fredda, dopo averlo visto almeno 3 volte (e piangendo ancora...), e vorrei condividere un po' di riflessioni.

Ricordo che una mia amica una volta mi disse: "le trame coraggiose vengono sempre premiate". Più o meno la frase era simile, ma il concetto penso sia chiaro: un film o una storia in generale che utilizza degli elementi forti, che "si prende dei rischi" anche se al momento potrebbe essere mal compresa, a lungo andare verrà ricordata e imitata.

Contemporaneamente a questo pensiero, mi viene in mente l'idea della "provocazione". E vedo come a volte, per uscire dal coro (in tutti i campi), si ricorre spesso alla parolaccia ed all'insulto, fino ad arrivare al cattivo gusto, giustificando tutto questo come provocazione.

Che cosa c'entra tutto questo con UP? O con la Pixar?

Beh, penso che si sia capito che secondo me UP ha una trama coraggiosa.
Coraggiosa perchè parla di temi piuttosto complessi per un prodotto che dovrebbe essere destinato ai bambini. Non entro nei dettagli per non rovinare la sorpresa a chi non l'ha visto.
Il modo come si possa passare da momenti molto tristi ad altri assolutamente esilaranti denota una capacità elevatissima nel raccontare e nel comunicare anche grazie ad un'animazione eccellente dal punto di vista tecnico (non è un fatto secondario!).
E qui mi riallaccio al discorso della provocazione. La maniera splendidamente misurata con cui si affrontano alcuni temi ed eventi della storia ti fa pensare che non c'è bisogno di ricorrere a scene più brutali o irrispettose.

Questo forse è quello che più mi ha deliziato del film.
Questo essere così assolutamente perfetto, di essere rivolto ad un pubblico più giovane senza essere buonista, di toccare argomenti delicati con una delicatezza ed una poesia davvero unici.

Scene capaci di emozionare al solo ripensarci.
Non ci sono molti film in grado di riuscirci.

martedì 9 febbraio 2010

RE:model!


Qualche giorno fa ho fintio di vedere una delle ultime serie targate Nagai. Che poi risale come al solito ad alcuni anni fa, addirittura del 2004... e l'ho vista pure in giapponese sottotitolata... e chissà quando arriverà in Italia passando dalla "porta principale"... mah...

Comunque sia, al di la di queste osservazioni (che alla fine è comprensibile fare una selezione di quello che si importa dall'estero) desidero parlare un po' della serie. Non intendo per carità fare una recensione. Non mi sento all'altezza e non sarei nemmeno così obiettivo. Ne parlo perchè amo particolarmente Getter Robot da quanto vidi (nel 2002) la serie oav Getter Robot - the last day e ne rimasi folgorato. E da li inizia ad amare anche le contraddizioni all'interno delle varie continuity, talmente evidenti da caratterizzare ancora di di più l'incasinamento del tutto. Il caso più eclatante certamente la morte del pilota del terzo velivolo, Musashi, che muore in ogni serie in maniera diversa, per poi essere rimpiazzato da Benkei.

Una caratteristica, questa, giustificata dal fatto che le varie serie dedicata al robot componibile sono in realtà delle riscritture, che però si collocano a seguito degli eventi della prima serie degli anni 70 (quindi allora sarebbero dei sequel?!?) ma al tempo stesso con delle modifiche, come se fossero in una sorta di universo parallelo (come a richiamare Shuten Doji).

Getter Robot RE:model non tradisce la continuity (se cosi si può definire) ma a differenza delle precedenti stavolta ci troviamo ad un prodotto nuovo, dove viene riscritta la prima serie e la "genesi" del Getter Robot e della squadra Getter. Ovviamente riadattata rispetto a quella originale del 1974, personaggi estremamente più dark e sangue a volontà la rendono un seria inadatta ai bambini. Più fedele quindi al fumetto di Go Nagai e Ken Ishikawa. Una sorte simile a quella di Devilman, dove la storia originale, estremamente violenta, fu adattata per i puù piccoli, per poi riproporla anni dopo con gli intenti originali.

Ci sono 2 tipi di reazioni di fronte a Getter Robot RE:model: la prima è quella del "non se ne può più" nel senso che Nagai offre sempre le stesse cose, trite e ritrite, e riproposte con un comparto tecnico sempre più all'avanguardia, facendo breccia sugli appassionati.
E qui scatta la seconda reazione, forse molto poco obiettiva, degli appassionati: Getter Robot RE:model è semplicemente una gran figata! Certamente, Nagai utilizza le sue solite tematiche. Si, si autocita prendendo a piene mani da altre sue opere, ma sono tutte quelle cose che a noi Nagaiani piacciono e se non l'avesse fatto non avrebbe caratterizzato sufficientemente questa nuova serie.

Proprio perchè amo i prodotti di Nagai, soprattutto se sono realizzati secondo lo stile Nagai, sono la persona meno indicata a dare un giudizio più distaccato. A me la serie mi ha emozionato, mi ha caricato, sono stato catturato dal charachter design aggressivo e sporco e dai personaggi quasi malvagi: guardate Ryoma o Hayato, o assistete alle discussioni tra la squadra Getter e il professor Saotome. Chi è buono? Chi cattivo? In questa ambiguità di ruoli la serie è estremamente appassionante.

In definitva credo che si tratti di una serie imperdibile per i fan di Go Nagai e dei super-robot in genere. Per approfondimenti un po' più "tecnici" eccovi il link alla realtiva pagina di Wikipedia.

lunedì 18 maggio 2009

District 9


Mi è capitato di vedere su BADtaste (trovate il link sul blogroll a destra) il teaser di questo film. Non ne avevo sentito molto parlare, sono stato invogliato dal fatto che ci sia di mezzo il nome di Peter Jackson in veste di produttore dietro a questo film.

District 9 è un film di fantascienza. Ci sono gli alieni di mezzo. Fin qui la cosa sa di banale.
L'immagine della campagna di virale del film che vi ho postato ha un messaggio tuttavia inusuale: "sostenere i diritti dei non-umani" recita la frase.
Vedendo il teaser infatti, vediamo che questi alieni non sono venuti sulla terra per conquistarla, anzi, vogliono tornare a casa! E il messaggio è comunicato in uno stile documentaristico, dove i civili dicono la loro sul fenomeno, ed alla fine uno di questi essere ad un intervista dice i le sue ragioni.

La visione del trailer mi ha lasciato una certa acquolina in bocca, sorpattutto perchè mi ha dimostrato che in un periodo che sembra veramente difficile creare qualcosa di nuovo, l'originalità risiede in altre strade.

Mi viene in mente (chissà per quale motivo) La Guerra dei Mondi di Spielberg.
Il film del 2005, per quanto ben fatto, non possiede la stessa forza della versione del 1953, e ancora meno è paragonabile alla trasmissione radiofonica di Orson Welles del 1938, che gettò nel panico l'intera popolazione, creduta in preda ad un attacco alieno.
Il problema de La Guerra dei Mondi è proprio il fatto di mantenere un tipo di tema e di approccio che andava bene per gli anni '50, in cui il problema degli alieni era molto più sentito, ma che oggi risulta meno efficace.

Ecco perchè District 9 ha delle potenzialità enormi.
Innanzi tutto, lo stile documentaristico in epoca di reality show è quello forse più vicino al gusto del pubblico di oggi. Ma questa tecnica è stata già usata da anni (vedi Blair Witch Project).
In secondo luogo, e secondo me il punto più importante, è il paragone evidente con gli immigrati. Non avendo più senso (cinematograficamente parlando) porci la questione se esistono gli alieni, ora gli alieni esistono e sono immigrati che cercano di essere tollerati.
Questa è evoluzione cinematogirafica. Questa è la nuova originalità.
La ripresa di temi riadattati alle esigenze, ai gusti ed alle problematiche di oggi.

Un'idea che sta alla base del film Hancock che, dopo una serie di film sui supereroi grossomodo sulla stessa linea di eroismo e limpidità, complice il genere "nuovo", ci ha mostrato un supereroe ubriacone e maleducato che vive come un barbone.

Attendo con ansia District 9 che da noi uscirà a ottobre.

AGGIORNAMENTO 10 febbraio 2010: Sono riuscito a vedere District 9, non al cinema purtroppo. A me è parso assolutamente fantastico.
Confermo il fatto che è ancora possibile creare prodotti "nuovi" anche percorrendo strade già battute e strabattute. Guardatelo perchè merita assolutamente.
Unica cosa: essendo lo stile documentaristico, molte scene assumono una crudezza piuttosto forte.

mercoledì 13 maggio 2009

HARDCORE vs CASUAL


Ho sentito per la prima volta questa distinzione un mesetto fa... stavo leggendo delle recensioni di videogames e leggendo i commenti della relativa recensione, oltre a sentire le varie contestazioni mi è capitato di leggere cose che mi hanno rivelato che esiste una divisione tra tipologie di videogiocatori.

L'Hardcore Gamer e il Casual Gamer.

Questa curiosa divisione pare che abbia preso corpo dall'arrivo del mercato della console Nintendo Wii, che privilegia un tipo di gioco Party Game e tendenzialmente molto immediato. Vedendo infatti i video test presenti nel sito Nintendo, viene sottolineato il fatto che molti utenti si trovano a giocare in maniera "competiva" in appena 3 partite. A quanti di voi sarà capitato di allenarsi per almeno diversi giorni prima di poter segnare un goal a Pro Evolution Soccer? E di conseguenza divertirsi??
Questo ha comportato che il Wii ha quindi privilegiato un utenza "occasionale" e quindi di tipo Casual (che non vuol dire quindi che gioca "a caso" spiritosi).

L'Hardcore Gamer, solitamente possessore di Xbox360 o Playstation3 (citiamo solo le console recenti...) è dunque quello che si dedica al gioco "impegnativo", seguendo una certa curva di apprendimento al gioco. E' il giocatore, diciamo cosi, "professionale".

Essendo un possessore di Nintendo Wii, mi sono sentito (non senza un sorriso) etichettato come Casual Gamer. Che effettivamente, col passare degli anni, abbia sempre meno voglia di perdere tempo dietro ad un gioco è vero. La Wii offre molti titoli molto immediati nell'utilizzo (e nel divertimento a mio avviso) e quindi la trovo perfetta per me che ora gioco molto di rado.

Quindi ecco... io ho giocato per un po' di tempo con la mia Playstation2 con titoli come Metal Gear Solid, Pro Evolution Soccer, Hitman, Second Sight, Silent Hill; con la mia Xbox ho giocato ad Halo, Project Gotham, Forza Motorsport.
Manco me li ricordo tutti...
Ora passo il tempo libero a prendere a mazzate i conigli di Rayman Raving Rabbids e a correre con Mario Kart.
Sono un ex Hardcore Gamer che si è convertito al Casual.

Ci sono cose davvero che ti fanno riflettere nella vita...

lunedì 9 marzo 2009

Watchmen: impressioni a freddo


Venerdi 6 marzo, alle 22:30, ho visto Watchmen.

Mi hanno accompagnato Daniele e Loana, abbiamo fatto cena a base di un grasso ed unto panino e poi ci siamo accomodati in sala, dopo un bel po' di cazzeggio... abbiamo ammazzato il tempo con un paio di (esilaranti) partite a bigliardino e una passeggiata verso il vicino McDonald, sperando che avevano ancora i giochi da tavolo tascabili (colpa mia...).

E così... arrivano le 22:30 (e per poco entriamo in ritardo) e ci godiamo il film.

Beh... "godere" forse è una parola grossa... ma neanche un aggettivo tanto sbagliato, vista la scelta di certe scene. Ed è su proprio queste "certe scene" che influenzano il mio giudizio e non certo in maniera positiva.

Ho letto Watchmen tanti anni fa: nel 1999, mi pare. E ricordo pure che ci ho messo un sacco di tempo. Non ero abituato a certi ritmi. Poi l'ho riletto... e l'ho riletto ancora.
Lo amo.
Non ero quindi felice all'idea che venisse portato al cinema. O meglio... una parte di me lo era, dato che fa sempre piacere vedere al cinema i propri eroi, ma penso che sia una storia troppo lunga e complessa per essere portata sul Grande Schermo.
Prima di tutto perchè qualcosa sarebbe stato tralasciato, o perlomeno poco approfondito.
Poi perchè alcune peculiarità della Graphic Novel originale sono troppo legate alla natura fumettistica. Determinati passaggi, l'uso della gabbia e l'inserimento di parti testuali tra un capitolo rendono necessarie idee differenti ma altrettanto incisive.

Ma torniamo alla notte del 6 marzo (mi perdoni Lucarelli)... quando inizia il film e trascorrono i primi 20 minuti, ho avuto un solo pensiero: "CE L'HA FATTA!" assistendo a un'apertura elegantissima e a dei titoli che hanno completamente dissolto i miei dubbi sull'impossibilità di riassumere la carriera dei Minutemen.

Dopodichè qualcosa si è rotto. Il meccanismo da orologio (non è una metafora a caso) ha perso qualche ingranaggio. Il film si è come sgretolato, ed alla fine sono uscito dal cinema consapevole di aver visto un film in delle parti molto interessante, ma in altre decisamente banale.
Ho sentito e letto in giro che "bisogna aspettare la versione estesa" come se quella mezz'ora che Snyder ci tiene così gelosamente in caldo spazzerà via le nostre perplessità.
Ma io non ne sono convinto, e spiego il perché: il primo pensiero va ad un'altra operazione simile, Il Signore degli Anelli. Così come La Compagnia dell'Anello al cinema appariva incompleto, lo è anche Watchmen. La versione estesa sarà completa e perfetta come lo è stato la Compagnia. Peccato che a me Watchmen non ha dato SOLO l'impressione di un prodotto incompleto... certe scene erano proprio superflue. Avrei messo QUELLE nella versione estesa.

Mi riferisco alla scena di sesso (non provate a chiamarla scena d'amore) dentro Archie: da film porno soft con tanto di stivale fetish in bella mostra, accompagnato da una canzone bella ma totalmente inadatta.
O all'avanzata in Vietnam del Dr. Manhattan gigante: perchè metterci sotto La Cavalcata delle Valchirie di Wagner? Un omaggio ad Apocalypse Now?
2 scene che volevano essere fighe e sono finite per essere ridicole...

"Non si poteva accontentare tutti" m'è sembrato di sentire una voce remota del mio cervello. Vorrei lodare Snyder per il coraggio di aver portato una storia difficile da trasporre, ma io credo che non è facendo un copia e incolla scenografico per dimostrare attenzione ai dettagli. Sicuro mi ha fatto un certo effetto vedere la scritta del Gunga Diner dove mangiano Daniel e Laurie, ma sono elementi talmente di contorno che non possono da soli reggere il film.
Perchè non spiegare minimamente la legge Keene?
Perchè la maschera di Rorschach cambia forma?

Insomma... sono uscito dal cinema decisamente deluso. Impossibile accontentare tutti certo... ma se parlando con 10 persone tutte quante si pongono le stesse domande... beh, allora bisognava fare un passo indietro e rivedere i piani.