giovedì 26 agosto 2010

Ma ancora usi la pellicola???

E' una domanda che ogni tanto mi sento fare, quando mi vedono andare in giro con la mia Nikon F80. Domanda giustificata dal fatto che ormai oggi, se si vede un bestione nero che scatta foto, inevitabilmente si pensa che sia digitale. In questi giorni che ho rispolverato il mio piccolo hobby mi è tornata un po' in mente.

Acquistai la mia reflex nel 2005, contestualmente al mio lavoro presso un laboratorio fotografico. Complice quindi il fatto di osservarla ogni giorno in quella vetrina, e complice un collega più esperto che me la fece "sentire" facendomela impugnare. Mi consigliò anche che, nel caso l'avessi presa, di non prendere il kit con l'ottica in dotazione, ma prendere un zoom 28-105 nella sezione "usati".
Forse, se avessi atteso qualche mese (o addirittura un anno) avrei preso una reflex digitale.

Una scelta in primis dettata dal periodo.
Nel 2005 il prezzo delle reflex digitali era proibitivo e solo qualche mese più tardi (intorno a Natale mi sembra) iniziarono ad uscire le prime entry-level abbordabili.
Ora come ora, se avessi ottime disponibilità economiche, confesso che una reflex digitale me la prenderei. Quindi ora vado avanti con quello che ho anche per una scelta di denaro, non recito la parte dell'incrollabile romanticone. Sarebbe semplicemente una spesa inutile.



Anche se devo però dire che tempo fa ho provato a prendere una "prosumer" digitale Fuji. Una compatta un po' ingombrante, tanto per capirci. Scusate, ma a me le compattine non mi ispirano...
Risultato? L'ho rivenduta appena 2 settimane dopo.
Non l'ho trovata divertente.
Si, perchè a me piace divertirmi mentre fotografo.
Se fossi un paparazzo o un reporter professionista sarei stupido se non usassi una reflex digitale. Ma se non devo tagliare nessun traguardo, e se l'unico obiettivo del mio hobby è creare qualcosa per me, allora la pellicola è più sufficiente. E stimolante.

Ma ogni volta devi aspettare di sviluppare il rullino! Non sai mai che cosa hai combinato!
E' vero... il rullino ha questo limite. Anche avendo una macchina che non sbaglia un colpo a livello di esposizione, il rischio di trovarsi una foto tagliata male, o peggio, uno splendido ritratto di una amico con gli occhi chiusi, c'è e non è basso.
Inoltre è pur vero che mentre con il digitale puoi selezionare, con la pellicola ti tieni tutto quello che hai fatto. E' come avere le munizioni contate e pure poche. Con il digitale sei quasi senza limiti, anche perchè le schede di memoria occupano meno spazio dei rullini.
Il rullino, però, ha un lato enormemente positivo: ovvero il supporto stesso che produce, il negativo.
Questa mia "venerazione" per il negativo è frutto in parte del corso di fotografia all'Accademia di Belle Arti, in parte proprio dal lavoro nel laboratorio fotografico. Il negativo è un mezzo importantissimo, del quale si rimane sbalorditi dalla quantità di informazioni visive in esso contenute.
Inoltre, se ben custodito, è eterno.
Anche un negativo vecchio di decenni, può avere qualche graffio, ma i colori e le qualità rimane inalterata. Quante volte mi sono divertito (e mi divertirò) a portare i miei negativi su computer tramite scanner, per poi giocare con l'esposizioni tirando fuori tantissimi dettagli fino ad ottenere l'immagine che più mi piace.

Ma anche le reflex digitali producono una sorta di "negativo". E' il file RAW!
Certo, è vero, le reflex digitali (e anche qualche compatta) producono questo file pesantissimo che consente di modificare e recuperare eventuali errori di esposizione della foto.
Però, di fatto, il problema è sempre quello: con il digitale vedi sempre quello che fai. Questa cosa ti porta a scattare foto con più sicurezza e un pizzico di superbia. "Tanto quelle brutte le cancelliamo" e si giustifica così lo scatto forsennato, senza pensare a quello che stiamo facendo, cosa che con la pellicola non puoi premetterti di fare.
Io tendo a scattare un po' di più, ma prima di premere il "grilletto" penso a quello che sto facendo. Ho la macchina in automatico? Benissimo, allora avrò più tempo per ragionare sulle masse e cui contrappesi dell'immagine.
La morale è questa: la pellicola registra tutto quello fai. Soprattutto le cazzate.

Ma faranno tutti così?
Ovvio che no, il buon gusto si vede anche con una compatta da quattro soldi.
Io penso che con l'avvento del digitale a prezzo abbordabile, la pellicola ha un nuovo ruolo: rimanendo più costosa (bisogna comprare ogni volta il rullino e farlo perlomeno sviluppare, senza contare la stampa delle foto) diventa un mezzo educativo per imparare a fare foto corrette, registrando inesorabilmente ogni errore senza la possibilità di correggerlo.

E quanto costa?
Prima di tutto il rullino: ovvio che più si prende una pellicola più performante con una latitudine di posa più ampia e più il rullino costa. Anche un buon bianco e nero vale i soldi a cui viene venduto.
A volte ripiego anche su pellicole più economiche, dipende che trovo.
Anche questa è una cosa stimolante della pellicola, mi posso scegliere io che tipo di supporto utilizzare, a scapito della qualità ovviamente, in caso risparmio.
Poi c'è lo sviluppo. Ovviamente in laboratorio. Poco più di 2 euro, dipende da chi si va.
Mi fermo qui.
Arrivo a casa e porto le immagini su Imac con uno scanner HP piano, con supporto negativi. Non è a livello del laboratorio, ma mi soddisfa per fare dei provini o per condividerle online.
Eventualmente aggiusto un po' le cromie e i contrasti.
Potrei metterci più di 2 ore per un rullo da 24 pose.

Ma chi te lo fa fare! Prenditi una bella reflex digitale usata!
No, no, eppoi NO! Perchè fa tutto parte del mio hobby, del mio personale rapporto con la fotografia e con l'immagine. E forse di una piccola presunzione di voler creare il più possibile in un campo dove creare significa selezionare qualcosa visto da qualcun'altro, portarsela a casa e renderla propria, mettendoci a volte poco o a volte tanto di nostro.

1 commento:

Marta Irena ha detto...

La pellicola, il miglior amico del fotografo :)