lunedì 23 febbraio 2015

Recensioni Spicciole: DUNE


Una delle cose che da maggiore soddisfazione è portare a termine qualcosa.
E' come regolare un vecchio conto lasciato in sospeso, quella parentesi lasciata aperta e mai chiusa, ed anche se pensiamo di averla ormai dimenticata puntualmente riemerge e ci infastidisce.

Finchè finalmente troviamo la forza di affrontarla e risolverla.

Sensazione che mi è capitata quando qualche giorno fa ho finito di leggere il romanzo scritto da Frank Herbert nel 1965, DUNE.

Il mio "rapporto" con DUNE è stato un po' travagliato, e credo che molti miei coetanei potrebbero trovare qualche analogia.
Essendo nato nel 1977 infatti, quando divenni adolescente vidi prima il film del 1984 di David Lynch. Ovviamente non al cinema, ma in un passaggio televisivo di qualche anno dopo.
Ho dei ricordi nebbiosi di una domenica pomeriggio a casa di mia nonna, dove vidi questa serie di immagini che suscitarono in me sensazioni contrastanti, tra fascino e disgusto (la caratterizzazione degli Harkonnen tra queste).

Curiosamente, in tutto questo tempo, non riuscii mai a rivedere il film per intero, ed ebbi sempre questo ricordo di scene messe assieme tra loro senza una vera logica.
Ma attribuii questo al mio essere bambino.

Erano gli anni 90, ed ogni mese arrivava a casa la rivista/catalogo Euroclub (il cugino di Postalmarket, forse qualcuno se la ricorda) tra le cui pagine veniva proposta, ad intervalli più o meno regolari, l'intera serie dei romanzi di DUNE, con le copertine psichedeliche in puro stile anni 90.

Già allora sapevo che DUNE era un ciclo composto da sei romanzi: DUNE, Messia di DUNE, I Figli di DUNE, L'Imperatore-Dio di DUNE, Gli Eretici di DUNE, La Rifondazione di DUNE.

E sempre durante gli anni 90 anche il mondo dei videogiochi si interessò all'universo di DUNE realizzando alcuni titoli a tema: ricordo con nostalgia i pomeriggi trascorsi al pc, ad estrarre Spezia su Arrakis.
Prevalentemente giocai al primo titolo, a differenza dei successivi più simile ad un'avventura grafica che ad uno strategico vero e proprio, in cui ripercorrevamo molti eventi salienti della storia, uno dei quali la "trasformazione" di Paul Atreides e i suoi occhi diventare blu, saturi di Spezia.

DUNE entrava quindi a far parte del mio immaginario.
Non passò dalla "porta principale" ma fu grazie ai prodotti da esso derivati che presi confidenza con gli elementi di questo universo: la guerra tra gli Atreides e gli Harkonnen, lo stesso pianeta desertico Arrakis con la sua Spezia ed i Fremen con le loro tute distillanti.
Ma c'era sempre quel cruccio... non mi ero mai confrontato con l'opera originale.
Una mancanza che cominciò a pesarmi, visto che sapevo che questo universo mi piaceva, dato che lo accostavo moltissimo alla saga Guerre Stellari (ero ovviamente ignaro del fatto che lo stesso George Lucas fu fortemente influenzato dall'opera di Herbert).

Fu durante l'estate del 2005 che in una libreria trovai DUNE in una nuova edizione, curata da Sperling & Kupfer. Una pregevole ristampa caratterizzata da una copertina semplice, fatta di un "pattern" materico e naturale, ma molto suggestiva nel suo essere sobria. Ogni volume del ciclo differenziato da un colore e da un simbolo differente al centro, sotto al titolo.
Il primo libro, intitolato semplicemente DUNE è un giallo dorato, suggerendo la superficie rovente di Arrakis.

Lo comprai, e mi dovetti trattenere dall'acquistare tutti gli altri libri quello stesso giorno (in quel periodo rischiavo di comprare ogni cosa), decisi che sarebbe stato meglio se prima avessi finito di leggere il primo romanzo per capire se mi avrebbe appassionato.

Non nascondo una certa vergogna nel dirvi che mi ci sono voluti quasi 10 anni (e curiosamente 50 dalla prima pubblicazione) per finire di leggerlo. E non perchè lo abbia trovato brutto o particolarmente duro da digerire.
Semplicemente, quando nel 2005 lo iniziai, non ero "pronto" per leggerlo. Nel senso, molto banale, che all'epoca leggevo talmente poco che non sarei riuscito a portare avanti un romanzo simile.
E durante questi anni, tra una partita alla PlayStation, ed un lavoro più o meno continuativo, ogni volta che me lo trovavo tra le mani durante uno dei tanti riordini alla mia personale libreria lo guardavo e dicevo: "prima o poi ti leggerò... ma non so quando".
E dentro di me sapevo che era una finta promessa e che il tempo non lo avrei mai trovato.

Fino a che lo scorso mese sono riuscito a cogliermi di sorpresa.
In occasione di un viaggio, e nel decidere che cosa portarmi in treno scelsi proprio DUNE! Perchè? Perchè sapevo che l'unico modo per leggerlo sarebbe stato obbligarmi a farlo.
E quando finalmente arrivai alla fine mi sentii leggero, come se avessi chiuso un capitolo (è proprio il caso di dirlo), per quanto piccolo, della mia vita.


Il pianeta delle sabbie


La lettura di DUNE mi ha certamente arricchito: essendo un appassionato di fantascienza, ed avendo tra le mie opere preferite la saga di Star Wars e Matrix, è stato illuminante vedere come Frank Herbert abbia in qualche modo anticipato alcune tematiche, ed influenzato tutte le produzioni successive.

Inoltre mi ha stupito la semplicità nella descrizione dei mondi creati.
Intendiamoci, l'universo creato da Herbert è vasto e molto complesso, ma questa complessità viene descritta in maniera molto chiara e non caotica e dispersiva.
Volendo fare un'esempio: la presenza dei Fremen è uno dei punti centrali del romanzo, e all'interno di esso non ci vengono descritte altre civiltà o culture (si, esistono altre "casate", ma si contano comunque sulle dita di una mano). A prima vista sembra un po' povero immaginare un unico popolo come abitante di un intero pianeta, ma non è così.

Per capire i Fremen, è fondamentale partire dalla morfologia di Arrakis, straordinaria nella sua semplicità.
Non si tratta banalmente di un pianeta di sabbia popolato da vermi giganti. Dune è prima di tutto un'ecosistema e come tale ha un preciso funzionamento in cui la presenza della sabbia, dei vermi e della Spezia hanno un preciso ruolo. Ed è perfettamente credibile, nel suo essere così estremo.

E' come se Herbert si fosse chiesto, nel collocarvi una civiltà indigena: "che tipo di uomini potrebbero sopravvivere in un ecosistema del genere? Quale sarebbe la loro cultura se vivessero in un ambiente tanto povero di acqua?".
I Fremen sono perfettamente integrati e fanno parte di questo ecosistema, pur avendo bisogno di acqua in un'ambiente che ne ha pochissima. Infatti i loro comportamenti e le loro usanze sono subordinate alla conservazione dell'acqua e dell'umidità.
Un bene così sacro al punto da essere usato come metafora del sangue: quante volte avete sentito dire "avere un debito di sangue"? In un passaggio del romanzo viene usato il modo di dire "debito di acqua", per indicare un vincolo d'onore.

L'acqua è talmente preziosa da non poter essere sprecata, al punto da essere considerata nel rituale funebre. Quando un Fremen muore, il suo corpo appartiene all'individuo che quindi va rispettato e seppellito, ma la sua acqua appartiene invece alla tribù. In un'immagine terrificante, i Fremen distillano il corpo del defunto per recuperarne i liquidi che altrimenti andrebbero perduti.

Leggendo di Arrakis, non ho potuto fare a meno di notare tematiche ecologiste, mai passate di moda: esaurire un territorio da una risorsa rara e preziosa (in questo caso la Spezia), lo stesso territorio sofferente di grandi povertà (la carenza di acqua, un bene che in molte parti del mondo è dato per scontato).


Il cammino dell'eroe


In tutto questo contesto, estremamente curato e dettagliato, assistiamo alla "crescita" o anche "cammino spirituale" del vero protagonista, ovvero Paul Atreides.
Ed anche questo aspetto del romanzo mi ha affascinato, per il semplice fatto che Paul ci viene sin dalle prime pagine presentato come un individuo fuori dal comune.

In molte storie di oggi (ed anche io commetterei lo stesso errore) siamo troppo abituati al protagonista sfigato e debole che diventa un supereroe e spacca il culo a tutti.
Certamente un'espediente che facilita l'immedesimazione del lettore, ma volendo essere onesti... in alcuni casi è un'impennata troppo repentina ed inverosimile. Se questo cambiamento non è ben giustificato diventa una boiata solo per accontentare i bambini e gli ingenui.

Paul ci viene presentato sin da subito come una persona dotata di qualità intellettuali superiori alla media, un po' per indole, un po' per addestramento (quindi elemento giustificato in pieno), oltre che abile combattente.

Sin dalle prime pagine sentiamo nominare il Kwisatz Haderach, colui che può essere in molti luoghi contemporaneamente, una sorta di Messia, e il fatto che la profezia si compia apparentemente senza colpi di scena è in realtà perfettamente coerente con le premesse create da Herbert.
Non credo sia stato un caso scoprire delle affinità con Neo o con Luke Skywalker.
Un personaggio destinato a grandi cose, ma che pur dovendo compiere un cammino faticoso ha già in se delle caratteristiche uniche, senza le quali non avrebbe successo nell'impresa.

Finito di leggere il libro, ho cercato di recuperare il film e me lo sono rivisto, anche per risolvere l'enigma di quella sensazione di scene slegate che avevo in testa.

Ho capito perchè avevo quest'idea... non so bene se esistano più versioni, ma quella che ho visto io era un po' "strana", nel senso che il film di David Lynch non è brutto, ma le scene sono messe una di seguito all'altra come se mancasse qualche collegamento, e soprattutto l'approfondimento di alcuni personaggi secondari, molto più piatti rispetto al libro.
Mi ha dato l'impressione di un "riassunto veloce" del romanzo, che conserva piuttosto fedelmente alcune caratteristiche, ma trascurando alcuni passaggi importanti risulta di fatto poco coinvolgente e poco comprensibile a chi non conosce la storia originale.

Ci sarebbe da parlare per ore di DUNE, della trama e di come la psicologia e la persuasione siano altre caratteristiche fondamentali del romanzo, ma nel parlarne troppo rischierei solamente di rovinarvi il piacere di scoprire da voi tutte il fascino di questo mondo così straordinariamente reale.
Inoltre userei anche delle parole inadatte che banalizzerebbero alcuni concetti.
Per questo, a parte qualche dettaglio, ho preferito sorvolare.

Credo che si tratti di una lettura obbligata per tutti gli appassionati di fantascienza, in quanto ritroveranno tanti punti chiave di tantissime produzioni più recenti.
E' un po' come risalire il fiume e scoprire da dove nasce, ed ammirarne tutta la bellezza di un'opera veramente originale.

PS: l'immagine usata nella copertina è tratta da un dipinto di John Schoenherr. Mi dispiace di averla "rovinata" per i miei scopi, per cui vi lascio il link da cui l'ho presa in prestito, così potete ammirarla per intero. Tra l'altro ci sono altre immagini molto suggestive.

http://io9.com/rare-dune-art-from-omni-reveals-frank-herberts-origina-1155285272

2 commenti:

Gianluks90 ha detto...

Davvero un bell'articolo. È da una vita che dico di voler leggere questo libro ma rimando sempre. È li che mi aspetta in libreria... sento che forse è arrivato il momento ;)

Flavio Naspetti ha detto...

Ciao! Grazie del commento!

Felicissimo di averti stimolato la lettura, se sei un'appassionato di fantascienza non può non piacerti.

Ma anche se non sei appassionato del genere sarà una lettura piacevolissima! :)